Capitolo 3 di Sorcerer’s Apprentice: My Life with Carlos Castaneda (Apprendista dello Stregone: La Mia Vita con Carlos Castaneda), di Amy Wallace, Traduzione da Lorien Grant Perry.
Riunione con Florinda
In un tardo pomeriggio dell’autunno 1991 aprii il giornale e vidi che quella sera Florinda Donner avrebbe tenuto una conferenza al Gaia Books. Era una libreria femminista New Age, che si trovava ad alcuni isolati dalla mia casa di Berkeley.
Avevo mal di testa e non avevo voglia di uscire. Ma erano anche dieci anni che non vedevo Florinda, il mio adorato folletto. Presi un’aspirina e mi incamminai giù per i quattro isolati che mi separavano dal luogo della conferenza. Quell’atto cambiò l’intero corso della mia vita. Carlos aveva un detto favorito, divulgato nei suoi bestsellers, "a tutti noi viene dato un singolo centimetro cubo di possibilità almeno una volta nella vita. È un dono offerto dallo Spirito." La persona avventurosa raccoglie la pagliuzza -- a volte per caso, come avevo fatto io quando avevo preso in mano la bottiglietta dell’aspirina – mentre la maggioranza l’ignora mentre le passa accanto, e la direzione della loro vita non devia mai dalle ottuse norme della routine sociale.
La magia, diceva sempre Carlos, è ovunque, ma noi mettiamo una benda sugli occhi, alla quale ci afferriamo, per paura dell’ignoto. Se solo potessimo vivere come pirati, incitava Carlos, afferrando i tesori della vita e navigando sugli alti mari, onoreremmo il dono che fu la nostra vita.
"Io vivo in testa al treno, così tutto quello che vedo è nuovo," mi diceva spesso, "mentre il resto del mondo vive la vita nel vagone di coda."
Per la conferenza di Florinda era stata affittata una sala di fronte al negozio, ma le porte non erano ancora aperte. Mi diressi verso il negozio. Immediatamente vidi la piccola, scintillante Florinda; insieme a lei c’era una donna più alta, una formosa creatura con occhi a mandorla e capelli spruzzati di grigio. Ridevano e si baloccavano con giocattoli new age, percuotendo tamburi sciamanici e scrutando attraverso i cristalli. Non mi videro. Io ero troppo timida per presentarmi.
Quando aprirono le porte della sala, radunai tutto il mio coraggio e mi avvicinai a Florinda. Era come la ricordavo, straordinariamente viva. Alta 1,58, pesava forse 45 chili. Era fantastica come sempre – la corporatura sottile e muscolosa, brillanti occhi azzurri e capelli biondi tagliati a spazzola. Sembrava un folletto punk.
"Ciao Florinda, sono Amy Wallace, ti ricordi di me?"
"Amy!" Allargò le braccia e mi diede un rapido e forte abbraccio.
"Sei magnifica! Carlos sarà così contento che ti ho trovata."
"Perché adesso porti i capelli così corti, Flo?"
Lei si lanciò in un sorriso da stella del cinema. "Sono appena ritornata dall’Amazzonia, dove ho vissuto con la tribù degli Yanomami, e mi sono presa i pidocchi. Ho dovuto raparmi a zero. Ora lascia che ti presenti la mia compagna. Lei è Carol Tiggs. Lei è la donna nagual."
Me ne spiegò velocemente il significato – la donna nagual era l’equivalente femminile di Carlos, sua sorella gemella, per così dire, e una leader nel loro gruppo. Carol proruppe in una ridicola canzone pseudo-rock "nagual wooomaan . . ." gorgheggiò in un misto tra Joni Mitchell e Robert Plant.
A parte questa sua esibizione, Carol rimase remota e misteriosa, con uno sguardo triste negli occhi blu. Parlava poco, e lei e Florinda sembravano gli estremi opposti, il sole e la luna. Presi subito in antipatia Carol, trovandola fredda e priva di humour, a parte il suo exploit canoro. Sembrava che mancasse della grazia mondana in cui eccellevano Carlos, Anna-Marie [il nome con cui Ellis conobbe originariamente Taisha] e Florinda. Si voltò bruscamente verso di me.
"Sei la figlia di Irving Wallace?"
"Sì."
"Ho sentito parlare di te."
Sedemmo insieme durante la conferenza. Florinda era audace e impertinente, e offese molti ascoltatori raccontando storielle irriverenti per promuovere il suo ultimo libro, Essere nel Sogno. Il suo primo libro, Shabono, era un resoconto del suo periodo insieme agli indios amazzonici Yanomami, e la vide accusata di frode e plagio: aveva preso la sua storia direttamente da un racconto pubblicato da un autore italiano, aveva "perso" i suoi appunti sul campo, come Carlos, e le era stata negata la laurea all’UCLA. Il suo secondo libro, Il Sogno della Strega, era una poetica serie di aneddoti sul suo apprendistato presso una guaritrice tradizionale nella sua nativa Venezuela. Florinda era la figlia di due emigrati tedeschi, cresciuta a Caracas. Come le altre streghe, non si trovava dove invece affermava di essere stata durante i suoi anni con Castaneda. In realtà era sposata e faceva la casalinga in Texas nel periodo in cui si supponeva fosse nella giungla e nei villaggi venezuelani, anche se all’epoca io non sapevo nulla di tutto ciò.
Il suo discorso conquistò l’attenzione sia delle New-Agers sia delle femministe quando spiegò i principi di base della stregoneria. Il suo modo di parlare aveva una sfumatura erotica; era fantasiosa, ironica e impossibilmente carismatica. Parlava a raffica, come me, ma era più veloce e più audace. Mi sentivo intensamente attratta da lei.
Raccontò al pubblico che il suo editore alla Harper and Row aveva censurato "il vero linguaggio di don Juan," dicendole, "questo proprio non puoi dire." Quello che lei aveva voluto dirci, precisò, era che don Juan aveva spiegato le diverse strade verso la conoscenza intraprese dai due sessi. "Gli uomini hanno questo pincho che diventa duro e punta verso il cielo, cosi essi si spingono a cono verso i cieli – è così che ricevono la loro conoscenza – formando un cono tramite i loro genitali. Le donne hanno un buco che è sempre aperto, che punta in giù verso la terra – noi riceviamo la nostra consapevolezza dalla terra stessa. Gli organi sessuali percepiscono.
"Noi donne impariamo sempre senza accorgercene, è così naturale per noi. Ma gli uomini devono viaggiare verso l’alto, passo dopo passo, come se salissero una scala. Sono meticolosi, e più sobri – cosa che noi non siamo. Ciò avviene perché loro devono lottare molto più di noi. Questo è il motivo per cui il leader del nostro gruppo, il nagual, è sempre un maschio. Gli uomini hanno la sobrietà, e le donne ne hanno bisogno. Io volevo che don Juan mi desse droghe psichedeliche – lo supplicavo! – ma lui si rifiutò, dicendo, ‘Voi donne non avete bisogno delle piante di potere, voi siete già lì’" Schioccò le dita. "Per noi sognare, viaggiare in altri mondi, non è nulla, è solo che siamo troppo pigre per farlo. E l’ordine sociale intrappola le donne, derubandole del tempo per esplorare, legandole alle gravidanze e alla crescita dei figli, e ai mariti da coccolare.
"Siamo schiave degli uomini a causa della nostra indifferenza. E diamo per scontata la creatività – noi facciamo gli esseri umani! Ogni volta che una donna partorisce, rimane un buco nel suo corpo di energia, un buco che la svuota e la fa ricadere all’indietro nella sua corsa verso la libertà. Non raccomando di avere figli. Le donne non capiscono quello che sanno gli stregoni, cioè che l’utero è un secondo cervello, l’utero ha una doppia funzione! Più spesso permettiamo agli uomini di entrare nel nostro utero, più danneggiamo questo secondo cervello."
Sembrava che queste informazioni avessero stancato il pubblico.
Furono fatte domande sulle mestruazioni e sull’isterectomia.
"Per una donna il momento ottimale per sognare è tre giorni prima del suo periodo – possiamo entrare in mondi diversi nei nostri sogni così come niente! Possiamo esplorare differenti strati della cipolla, per così dire, e senza sforzo alcuno! Possiamo farlo anche quando siamo sveglie. E siamo così schiavizzate che lo chiamiamo Sindrome Premestruale! Le streghe del nostro gruppo non soffrono di menopausa, come fanno gli umani. Le pratiche di movimenti e di meditazione degli stregoni la eliminano." (Seppi in seguito che questa era una bugia, una menzogna estremamente dannosa, secondo me.) "Noi controlliamo i periodi mestruali con il nostro intento. Gli stregoni credono che l’intento sia ciò che muove l’universo. Noi non preghiamo – quello è per i mendicanti – invece noi comandiamo l’intento. A una delle streghe del nostro gruppo" (più tardi seppi che era Anna-Marie) "non piaceva avere il ciclo, così lo ha fermato scegliendo di farlo. A me piace la sensazione di rilascio, così io prolungo il mio con il potere del mio intento.
"Per quello che riguarda le donne senza utero, be’, devono lottare per la libertà e la conoscenza proprio come i maschi, salendo la scala passo dopo passo. Ma può essere fatto. E se avete buchi energetici per aver generato, dovete semplicemente correre dietro alla libertà sforzandovi il doppio."
Qualcuno chiese se don Juan avesse rapporti sessuali. Florinda arrossì e rispose, "Posso dirti per certo di sì! Credimi. E aveva 90 anni!"
Florinda poi presentò Carol al gruppo come "la donna nagual" che era scomparsa nell’Infinito – spesso chiamato anche "la Seconda Attenzione" – per 10 anni, corpo e tutto il resto. A lei era sembrato un secondo, ci disse Florinda – aveva perso completamente il senso del tempo. "Quando miracolosamente Carol ricomparve, facendo jogging in tuta," continuò Florinda in maniera del tutto incongrua, "lei aprì la porta magica che mi ha permesso di essere qui stasera, la porta che ha permesso a Carlos di cominciare a fare apparizioni pubbliche."
Donna Ritorna Dall’Infinito Facendo Ancora Jogging, Con La Tuta Intatta. Se l’assurdità potesse uccidere, oggi sarei morta.
Dopo la conferenza vidi una mia amica, un’avida adoratrice di Castaneda, bloccare Carol e chiederle come erano stati, 10 anni in un’altra dimensione. Trovai la sua reazione scioccante. Arretrò in un angolo, balbettando e sudando copiosamente. Intorno a lei si radunò una folla.
"Io . . . uh . . . Non ricordo . . . Non posso, ehm . . ."
Continuò ad arretrare finché non finì contro il muro, poi abbassò la testa come un mulo intrappolato, si spinse freneticamente attraverso la folla, incespicando, finché raggiunse la salvezza a fianco di Florinda.
Anche Florinda era circondata dalla folla. Ma a differenza di Carol, lei si gongolava dell’attenzione e dell’ammirazione, rispondendo alle domande con affascinante impertinenza, finché Carol non la tirò per una manica. Erano attese da una limousine che doveva portarle all’aeroporto. Per qualche inspiegabile ragione magica, erano in pericolo se passavano la notte nell’hotel di San Francisco dove si erano registrate al mattino.
Ci salutammo abbracciandoci fuori della sala e ci scambiammo i numeri di telefono. Florinda mi diede il numero di una casella postale, chiedendomi di scriverle e di mandarle i miei libri. Il suo comportamento indicava che il nostro incontro era stato molto significativo, e che certamente ci saremmo risentite presto. Carol, evidentemente stremata dalle domande, mi fece un tiepido cenno di saluto.
L’incontro mi aveva elettrizzato. Avevo sempre adorato Florinda, ma avevo dimenticato la sua verve, la sua strabiliante energia. Trovavo seducente tutto ciò e volevo rinnovare la nostra conoscenza. C’era stato un vuoto sin dalla morte di mio padre, e sembrava che nulla placasse il mio dolore, neppure le ore di meditazione chi kung o la gratificante accoglienza del mio primo romanzo, Desire.
Qualcosa mi stava tirando, qualcosa di più della mia solitudine. Credevo fosse una misteriosa energia. Lessi velocemente il nuovo libro di Florinda, un racconto lirico e pregnante del suo addestramento sotto don Juan, Castaneda, e il loro "gruppo di streghe, guidate dalla Grande Florinda, quella che mi ha dato il nome." Le scrissi per dirle che il libro mi era piaciuto molto, e le mandai il mio romanzo e la mia precedente pubblicazione, The Prodigy, la biografia di un bambino prodigio.
Lei mi telefonò quasi immediatamente, dicendomi che i libri, specialmente il romanzo, l’avevano impressionata. Florinda era una appassionata lettrice di fiction, ed era capace di divorare un libro al giorno. Ci accordammo per incontrarci la prima volta che fossi andata a Los Angeles. Con fare disinvolto disse che quando lei e Carol stavano per partire da San Francisco, si erano fermate all’albergo per recuperare un pezzo di bagaglio dimenticato, e avevano visto don Juan seduto nell’atrio. Gli erano passate davanti senza salutarlo. Io ero scioccata. Era un fantasma? Che cosa mai poteva significare? Lei non fece caso alle mie domande e cambiò argomento, saltando agli attuali bestsellers di fiction. Stava leggendo Ursula Hegge.
Mi ripresi abbastanza per chiedere, "Vedi ancora Anna-Marie?"
Lei rise. Immaginai fosse una risposta affermativa. "Bene, allora per favore salutamela. E chi è quest’altra donna che vedo pubblicizzata al Gaia Books per il mese prossimo, con il commento di Carlos sul retro del libro . . . Taisha Abelar?"
Florinda rise a più non posso. "Anna-Marie è Taisha!"
"Oh! Bene, andrò a vederla. Posso ancora chiamarla Annie?"
"Be’, Amy, tu puoi."
Florinda aveva un modo delizioso di far sembrare tutto un segreto. Poi mi confidò un altro segreto: il mio incontro con la donna nagual e il fatto di esserle piaciuta era stato un evento di grande importanza. Florinda si dilungò sulla scomparsa fisica di Carol in una realtà alternativa.
"Carlos, Taisha e io quasi morimmo quando Carol se ne andò – barcollavamo sull’orlo dell’evaporazione! Lei, la donna nagual, è la sorella energetica di Carlos. Doveva essere un faro splendente, e illuminarci con la sua luce per condurci dall’altra parte. Ma noi non riuscivamo a trovarla, neanche in sogno. Eravamo devastati, e lottavamo per sopravvivere. Quando Carlos la vide fare jogging a Santa Monica cercò di rincorrerla, ma lei se ne era già andata. Alcune settimane dopo, boom! – Carlos vide il suo volto fra il pubblico mentre teneva una conferenza al Phoenix Bookstore a Santa Monica. Oh, lui ti racconterà tutto! Il suo cuore batteva all’impazzata! Riusciva a malapena a parlare.
"Amy, lei aveva un’amnesia totale sulla sua esperienza! Sparita dal mondo per dieci anni! Scomparsa! Tutto ciò che ricorda è di essersi svegliata in Arizona, mentre vagabondava qua e là, e di aver notato che gli edifici erano più alti. Dissotterrò dei soldi che don Juan le aveva detto di nascondere . . . Ecco, questo era il segno! Significava che potevamo apparire in pubblico, dopo 20 anni che ci nascondevamo! Castaneda poteva parlare ai suoi lettori, e poteva raccontare al mondo di noi tre – noi siamo state il suo più grosso segreto per 20 anni! È per questo che ho scritto il libro sull’addestramento da parte di don Juan – quello di una donna è un sentiero diverso, e poi, quello di Taisha è stato totalmente diverso dal mio.
"E ora abbiamo trovato te, Amy – il segno è – be’, sarà lui a dirtelo. Io non posso dirti troppo. Noi non ci diamo spiegazioni l’un altro nel nostro mondo – è solo una scusa per essere umani, per chiacchierare, per perdere energia, per essere tipici esseri umani. Lui ti dirà cosa significa tutto questo. E il tuo bellissimo romanzo . . . tu sei esattamente come me, una sognatrice – i bravi romanzieri sono sempre sognatori."
Cercai nella memoria il significato di sognare nei libri di Carlos, ma erano molti anni che non li leggevo. "Che cosa significa, Flo, essere una sognatrice?"
"Ci sono due tipi di stregoni, Amy – i cacciatori all’agguato e i sognatori. Questo c’è in tutti i libri. Noi sognatori entriamo in altri mondi come niente – entriamo nei nostri sogni attraverso un’apertura, e alla fine, quando l’ego è morto, siamo così fluidi che non c’è nessuna differenza tra sognare ed essere svegli. È l’argomento del mio libro – sognare svegli. Non è lo stesso dei ‘sogni lucidi’. Quello non è niente, è solo un surrogato. Noi abbiamo scoperto aperture, varchi verso altri mondi."
"E i cacciatori?"
"Taisha è la cacciatrice perfetta. Quando un vero cacciatore si libera dell’ego, assume personalità diverse, nessuna più reale di un’altra. Un cacciatore all’agguato le vive nel ‘Teatro del Reale’, con totale abbandono. Non è un gioco – è questione di vita o di morte assumere questi ruoli. Taisha ne parlerà nella sua conferenza.
"L’agguato è un modo per comprendere che non c’è nessun ‘me’. Io non esisto. Io sono soltanto ‘un sacco di storie’, come dice Carlos. I cacciatori usano il mondo di tutti i giorni come terreno di battaglia, perché la battaglia contro l’ego è infinita. Mi ricordo cosa mi diceva don Juan, e lo dirò a te, Amy. Per favore ascolta, carajo! – è la verità, ma nessuno di noi vuole udirla! Don Juan diceva, ‘Florindita, pensa al tuo ego come a un enorme cane peloso e pigro. Digli di andare a cuccia nel cortile sul retro. Passagli a distanza, perché non potrai mai ucciderlo. L’ego è un’idra a mille teste. Stai alla larga dal vecchio cane stanco in cortile.’ Capisci ciò che dico?"
"Sì, penso di sì . . ."
"Ciao, mi amor. Presto parleremo ancora! Chiamami!"
Forse avevo letto troppa psicologia. Anche così eccitata, sapevo che la definizione degli stregoni di un cacciatore all’agguato era quasi identica alla diagnosi clinica di uno psicopatico. Spinsi via dalla mente questi spiacevoli pensieri.
Estratto dal Capitolo 4